“Con il Decreto Legge 201 del 2011, comunemente detto Salva Italia, è stato improvvisamente imposto a tutto il settore del commercio un regime di totale deregulation degli orari delle attività commerciali”. E’ con queste parole che Massimo Vivoli, vicepresidente vicario Confesercenti è intervenuto all’audizione del Cnel relativa alle liberalizzazioni degliorari del commercio e al Decreto Salva Italia varato dal Governo Monti. “Un regime insostenibile- ha spiegato Vivoli- per le oltre 800.000 imprese del commercio dettaglio, che in 25 mesi hanno subito una vera emorragia di chiusure, registrando un saldo negativo di quasi 38 mila imprese chiuse, con la perdita di 98 mila posti di lavoro. La deregulation, dunque secondo i dati emersi, accelera la chiusura. Inoltre, il Decreto Legge è inefficace anche sulla crescita dei consumi. Infatti, nel periodo in cui la nuova normativa è entrata in vigore, abbiamo assistito al peggior crollo degli acquisti della storia repubblicana, con una flessione del 4,3 % nel 2012 e un’ulteriore diminuzione del 2 per cento prevista per quest’anno”. Ha sottolineato ancora il vicepresidente Confesercenti: “La concentrazione dei consumi nei weekend ha favorito la grande distribuzione, contribuendo all’aumento dell’erosione di quote di mercato della gran parte dei piccoli esercizi e alla desertificazione urbana. Solo ne 2013 ci sono stati 550 mila esercizi sfitti in tutta Italia. La Confesercenti- ha concluso Vivoli- si è da sempre battuta per una disciplina degli orari equilibrata, tale da consentire ai consumatori di soddisfare le proprie esigenze di acquisto di bene e agli operatori commerciali di poter contare su tempi di riposo adeguat per sé, i propri dipendenti e collaboratori familiari. Le aperture indiscriminate, dunque, non hanno aiutato i piccoli e medi commercianti, per questa ragione, crediamo sia necessario tenere in considerazione la riforma del Titolo V della Costituzione, in modo da ridare competenza a Regioni e Comuni in materia di commercio. Con opportune aperture festive nelle vie centrali delle località tursitiche e d’arte, là dove la presenza di turisti favorisce lo shopping dei giorni festivi. Per fare questo occore che siano le Regioni, che conosconterritori, a valutare l’opportunità o meno delle aperture dei giorni di festa”.
