La relazione del presidente Massimo Vivoli alla Presidenza del 15 Marzo 2016.
L’anno che si è appena aperto era ricco di aspettative e di speranze. Doveva essere l’anno della svolta, dell’uscita definitiva dalla crisi ed invece si è aperto con una bufera sulle pensioni di reversibilità.
Il Governo aveva lasciato intendere di voler rivedere i criteri per l’attribuzione delle pensioni di reversibilità, parlando di una “razionalizzazione”, ma determinando di fatto un nuovo colpo al sistema previdenziale italiano. Ci siamo molto preoccupati. Non si può finanziare il contrasto alla povertà, (misura che consideriamo necessaria, ma che è una misura assistenziale e va finanziata con la fiscalità generale) prendendo le risorse dalle pensioni di reversibilità, che sono prestazioni previdenziali, pagate con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro.
Mi pare che il coro unanime di protesta abbia costretto il Presidente del Consiglio e il Ministro Poletti a fermarsi. Ne prendiamo atto con soddisfazione, ma terremo alta l’attenzione per contrastare questa, che sarebbe un’ennesima misura punitiva nei confronti delle pensionate e dei pensionati.
I contenuti del disegno di legge delega di contrasto alla povertà, nel quale è inserita la razionalizzazione della reversibilità, confermano quanto sia necessario e urgente separare chiaramente la spesa assistenziale e la spesa previdenziale.
Questa è da sempre una richiesta della FIPAC.
L’assistenza deve essere finanziata dalla fiscalità generale e non con i soldi dei pensionati, facendo ancora una volta cassa con il sistema previdenziale.
Questa polemica si inserisce mentre vengono diffusi dati economici che descrivono un Paese ancora in sofferenza.
Si conferma la flessione della fiducia da parte delle famiglie che ha portato ad una contrazione della domanda di beni, con inevitabili ricadute sul comportamento delle imprese, improntato alla cautela per l’ incertezza sulle prospettive economiche del Paese.
In particolare, l’andamento dell’occupazione evidenzia certamente un aumento dei contratti a tempo indeterminato, come sottolineato dal presidente del Consiglio, che fanno però pensare più a regolarizzazioni, trasformazioni di contratti a tempo determinato. Il trend positivo, ancora una volta, riguarda gli over 50, mentre i giovani restano al palo in attesa che si aprano spazi nel mondo del lavoro. Quanto al pil, il +0,8% rimane di un punto decimale al di sotto delle previsioni di settembre dell’esecutivo, impedendo una lettura ottimistica. L’Italia, infatti, rimane in posizione arretrata rispetto ai principali partner europei.
Le vendite al dettaglio sono aumentate in media solo dello 0,3% in volume nel corso del 2015.
L’alternanza di dati positivi e negativi determina comunque una situazione di incertezza, come attesta l’andamento ondivago del clima di fiducia, in particolare delle famiglie che, a partire dai consumi, si riflette a cascata su tutti i principali indicatori, impedendo che la ripresa acquisti la necessaria velocità.
C’è bisogno di un intervento coraggioso, che dia un po’ di ossigeno alle famiglie e aiuti la ripartenza della spesa.
In questo scenario, bisogna incentivare i consumi e restituire potere d’acquisto ai cittadini ed ai pensionati.
Una loro maggiore capacità di spesa potrebbe infatti avere effetti positivi anche sul rilancio dei consumi interni, fondamentali per una vera ripresa economica e occupazionale. Noi abbiamo delle proposte. Il Governo ci ascolti.
Si deve ridurre la pressione fiscale sui pensionati, che non hanno ricevuto il bonus degli 80 euro e che continuano ad essere tra i più tassati d’Europa (su di loro grava mediamente un’aliquota che è quasi doppia rispetto a quella della media Ocse).
Bisogna introdurre un meccanismo più equo di rivalutazione di tutte le pensioni, che negli ultimi venti anni hanno visto ridurre significativamente il proprio potere d’acquisto. Le attuali modalità di rivalutazione delle pensioni non sono adeguate ed il problema si aggraverebbe ulteriormente se l’inflazione tornasse a crescere.
Bisogna affrontare il problema dei milioni di anziani che ancora oggi hanno pensioni insufficienti.
Oltre il 40% dei pensionati ha pensioni di importo inferiore ai mille euro mensili lordi. La condizione di povertà è particolarmente pesante per le persone anziane che vivono sole (si tratta in maggioranza di donne molto anziane) e di questa vera emergenza non si tiene sufficientemente conto nelle politiche fiscali e sociali.
Qualche piccolo risultato è stato ottenuto.
In particolare, l’innalzamento della no tax area per i pensionati (peraltro, non c’è ancora la piena parificazione della no tax area tra pensionati e lavoratori che noi chiedevamo).
C’è stato poi l’incremento (rispetto a quanto stabilito lo scorso anno) dei finanziamenti per il Fondo nazionale per le non autosufficienze, una misura positiva, anche se le risorse sono ancora insufficienti.
Piccoli passi che vanno nella direzione giusta, ma che non sono soddisfacenti.
Dimostrano però che se si ripristinasse il confronto politico con il mondo associativo, se il Governo fosse più disponibile all’ascolto, non solo si potrebbero ottenere risultati più importanti, per i pensionati, ma si avrebbero vantaggi per tutto il Paese e si riporterebbe la democrazia a un livello e a una qualità molto più alti di quelli attuali. C’e’ ancora molto da fare.
Appare evidente, per esempio, che l’equilibrio contabile che l’Italia ha realizzato a prezzo di scelte impopolari e di sacrifici, porta con sé delle ingiustizie e delle disfunzioni che, se non risolte, potrebbero addirittura indebolire la stessa sostenibilità del sistema previdenziale.
Un sistema di welfare si regge, infatti, se garantisce sia la sua sostenibilità finanziaria, sia quella sociale. Un disequilibrio su uno dei due versanti mina la tenuta complessiva.
Soprattutto sul versante socio-sanitario si concentrano le nostre preoccupazioni.
Molti anziani stanno riducendo la prevenzione, la diagnosi precoce e le cure, a causa di ticket sempre più elevati, liste di attesa sempre piu’ lunghe ed un peggioramento dell’offerta di servizi sociali e sanitari in molte Regioni.
Sono 12 milioni di persone assalite da un malessere profondo, che si devono arrangiare e che vivono una condizione di nuova povertà . Di queste l’80% hanno superato i 65 anni.
Papa Francesco, che abbiamo incontrato nelle settimane scorse, non smette di ricordarlo ai potenti delle terra: “la crescita delle disuguaglianze e della povertà mette a rischio la democrazia partecipativa e inclusiva”.
Si sta creando una situazione paradossale nella quale si moltiplicano i centri di eccellenza sanitaria, ma al tempo stesso si abbassa l’assistenza per tanti. Basta vedere come sono ridotti alcuni Pronto soccorso di grandi ospedali italiani.
Per non parlare della piaga della corruzione che rende ancora piu’ tragica una situazione gia’ paradossale. Calcolare la corruzione nella sanità in Italia è complicato, ma certo alcune indagini ci danno l’idea della quantità di denaro che gira intorno a questo fenomeno. Transparency International Italia ed Ispe Sanità hanno stimato che il tasso medio stimato di corruzione e frode in sanità è del 5,59 per cento, con un intervallo che varia tra il 3,29 e il 10 per cento.
Per la sanità italiana, che vale circa 110 miliardi di euro annuo, questo si tradurrebbe in circa 6 miliardi di euro l’anno sottratti al Servizio sanitario nazionale, rendendolo più costoso e più inefficiente.
Se poi ci riferissimo a quello che viene definito corruption – sull’esempio anglosassone, vale a dire l’abuso dei pubblici uffici per un interesse privato – così includendo anche sprechi e inefficienze, il conto salirebbe presto ad oltre 23 miliardi di euro.
Sono più di 60 milioni al giorno sottratte alle cure per i malati, ripianati con ticket ed altri costi che stanno facendo aumentare la povertà sanitaria in Italia, il debito pubblico il prelievo fiscale per il suo ripianamento.
Un malaffare intollerabile dunque che necessita di un intervento forte da parte del Governo, cosi’ FIPAC farà sentire la sua voce il 6 aprile prossimo nella GIORNATA CONTRO LA CORRUZIONE NELLA SANITA’.
Tutto questo ha creato e sta creando sempre piu’ l’effetto-fuga.
Abbiamo denunciato come l’Italia sia un Paese che costringe all’estero sempre più giovani ed ora anche gli anziani. Molti infatti cominciano ad emigrare in Paesi dove la tassazione ed il costo della vita sono più bassi, perché con le pensioni che percepiscono è sempre più difficile vivere in Italia.
Come pensionati, come uomini e donne che hanno passato i 60 anni di età, siamo di gran lunga la fetta della popolazione che domanda una sanità efficiente e quindi dobbiamo difendere la sanità pubblica quale diritto di tutti e di tutte.
Una sanità d’anticipo. Una sanità libera dalle scorrerie che la rendono un privilegio per pochi ed una scommessa per molti. Una sanità senza tagli lineari, che non obblighi ad elemosinare interventi per mantenerti in salute e per curarti.
Una sanità in grado di rispondere ad una popolazione che invecchia e che necessita di attenzione per vivere non solo più a lungo, ma con serenità e dignità.
Pe queste ragioni riproporremo anche quest’anno la SETTIMANA DELLA BUONA SALUTTE, indicando come date dal 2 all’8 maggio. Invitiamo tutte le FIPAC provinciali e territoriali ad organizzare eventi, incontri, iniziative per superare le dimensioni, già importanti raggiunte lo scorso anno.
Certo, siamo consapevoli che è’ necessario avviare una riforma del Welfare per adattarlo ai continui mutamenti, sia demografici che sociali, che di finanza pubblica. Si tratta di passare da un sistema più legato alla copertura dei rischi della vecchiaia, della disoccupazione, della malattia e invalidità, che aveva il suo riferimento nel lavoratore dipendente tipico ed in cui la famiglia era protetta attraverso i suoi diritti, ad un sistema più attento alle diverse situazioni di vulnerabilità che colpiscono non solo le fasce più povere, ma anche quella che una volta era ritenuta la classe media.
Si tratta di fornire più prestazioni e servizi e sempre meno trasferimenti in denaro. Questo nuovo sistema deve fornire sempre più interventi mirati a ridurre i rischi sociali, senza tuttavia trascurare i servizi più tradizionali, quelli che si realizzano sul territorio.
Assistenza territoriale H24, medicina d’iniziativa, prestazioni domiciliari sono problematiche che richiamano il governo delle città, tema che torna oggi di attualità, mentre ci apprestiamo ad una tornata elettorale che coinvolge le più grandi città del nostro Paese.
Nella primavera inoltrata si andrà al voto a Roma, Milano, Napoli Torino, Bologna e tanti altri centri grandi e piccoli. Dobbiamo stare dentro questa campagna elettorale perchè il governo delle città: ci interessa direttamente.
Sono le ragioni che ci hanno spinto a lanciare il “MANIFESTO per città a misura di anziano” che vogliamo portare all’attenzione dei candidati a Sindaco, invitandoli a confrontarsi e prendere impegni sulle proposte che presentiamo su verde, accessibilità, trasporto pubblico, centri di socializzazione, assistenza socio-sanitaria.
Questi temi insieme all’esigenza di garantire sicurezza e legalità nelle nostre città sono centrali per favorire un benessere sociale diffuso.
Cari colleghi,
come vedete, ci attende un periodo denso di attività e appuntamenti importanti che concluderemo con l’incontro nazionale che tradizionalmente svolgiamo durante la FESTA Nazionale FIPAC, di Giugno, alla quale mi auguro in tanti sarete presenti.
