Buongiorno colleghe e colleghi,
l’incontro di oggi cade in un momento storico e politico complesso. Tra qualche giorno eleggeremo i nostri rappresentanti in Europa, volti nuovi, altri già conosciuti che avranno la possibilità di impegnarsi per cambiare la situazione drammatica che milioni di over 60 vivono anche nel nostro paese.
Si, perché quando si parla di Europa, si dice anche Italia, crisi e silenzio assordante sulle politiche di welfare e pensioni. Il nuovo DEF, elaborato dal Governo Renzi, presenta sicuramente importanti elementi di novità, ma taglia fuori dalle misure di sostegno pensionati e lavoratori autonomi. Inoltre, nello stesso documento è prevista una spesa sanitaria, per i prossimi anni, più bassa rispetto al 2013, con una preoccupante e progressiva sottrazione di risorse al welfare pubblico. E’ questo purtroppo un meccanismo che ormai va avanti da più di dieci anni e che ha avuto come conseguenza il ridimensionamento delle tutele pubbliche e, al contrario, l’incremento delle spese dirette nei confronti dei cittadini.
Così come abbiamo sottolineato in occasione dell’assemblea nazionale di Rete Imprese Italia, quello appena trascorso è stato un anno così pesante che ci ha indotto, come mai era successo prima nella storia d’Italia, a portare in piazza a Roma i nostri imprenditori e pensionati, esasperati per le condizioni in cui si trovano a operare e vivere. Un segnale forte alla politica e alle istituzioni per affermare la centralità economica e sociale delle nostre imprese.
E’ evidente, gli effetti di queste politiche sono sotto gli occhi di tutti. Circa 7, 4 milioni di pensionati sono costretti a vivere con meno di mille euro al mese e obbligati dalle contingenze economiche a rinunciare alle cure mediche, alla salvaguardia della propria salute e spesso impossibilitati anche a fare la spesa. I propositi del Governo sono sicuramente positivi, ma facciamo attenzione che le misure adottate non finiscano per creare discriminazioni economiche e sociali ai danni dei pensionati e delle fasce più deboli.
In questo quadro, l’Europa può e deve avere un ruolo che diventa anche di coordinamento e protezione sociale. Per quanto riguarda la categoria dei pensionati l’UE fornisce solo regole comuni a tutti gli Stati per tutelare i diritti previdenziali dei cittadini degli Stati membri. Ma nei fatti, i sistemi pensionistici dei paesi membri sono diversi e riflettono le differenze culturali e sociali degli Stati, soprattutto della condizione economica e del debito pubblico.
L’UE però ha assunto un ruolo ancora più importante per quanto riguarda le pensioni, perché i programmi nazionali di riforma che gli Stati presentano contemporaneamente vengono valutati dall’Europa per monitorare i progressi verso Europa 2020. Da due anni, inoltre, gli Stati dovrebbero presentare le loro proposte politiche in campo sociale e di welfare nelle relazioni sociali nazionali. Nel 2012 la Commissione Europea ha proposto un Libro Bianco, dove venivano delineate misure necessarie per sostenere le pensioni. Il nostro paese è stato più volte bacchettato, molti over 60 vivono ormai sotto la soglia di povertà e costretti a fungere da ammortizzatori sociali anche nei confronti di figli e nipoti, spesso senza lavoro o con stipendi che non arrivano neanche a mille euro.
Invecchiamento attivo e adeguamento delle pensioni
Una delle sfide principali per i prossimi decenni è sicuramente quella dell’invecchiamento sano e attivo. Questo vuol dire avere la possibilità di accesso alle cure sanitarie, una rete di sociale che non è solo assistenzialismo, ma anche di accompagno a un processo di invecchiamento attivo e di buona qualità della vita. Per fare questo è necessario un coordinamento costante tra Enti pubblici, operatori sanitari, industria, ricerca. Con l’obiettivo ultimo di consentire ai cittadini anziani di condurre una vita sana, migliorare la competitività dei mercati per i prodotti e servizi innovativi, migliorare la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi sociali e sanitari.
Diventa fondamentale, promuovere la salute fisica e mentale in una prospettiva che tenga conto dell’intero arco di vita delle persone in tutte le politiche e iniziative comunitarie. Allo stesso tempo, bisogna fare in modo che possa essere facilitato l’accesso a medicinali sicuri e a trattamenti idonei per tutti in modo da territorializzare e restituire ai medici di base un ruolo fondamentale e garantire l’assistenza agli anziani h 24, anche attraverso l’assistenza domiciliare.
Fa paura, infatti, il dato che riguarda circa 400 mila over 60 costretti ad emigrare verso i paesi low cost per accedere alle cure sanitarie. Ancora più allarmanti sono i dati diffusi dal Censis che fotografa in maniera impietosa la condizione di 9 milioni di italiani che ormai hanno rinunciato alle cure mediche, di questi 2 milioni sono anziani, proprio quelle fasce he ne avrebbero più bisogno.
Ad oggi, è stato stimato che circa 270 mila anziani coinvolti nelle fughe all’estero percepiscono una pensione che va da 650 a 1000 euro al mese. Stiamo parlando del pensionato medio, che non riesce a sbarcare il lunario e rimane stritolato tra tasse e rincari di ogni tipo. Nel dossier che abbiamo realizzato, e che troverete in cartella, Fipac ha voluto dare un quadro della condizione di indigenza cui molti anziani sono costretti, spesso causata dal mancato adeguamento delle pensioni al costo della vita.
Chiediamo dunque al nuovo Governo di impegnarsi affinché la condizione dei pensionati italiani possa raggiungere gli stessi standard europei. Di partire, innanzitutto, con una riforma in grado di superare la Legge Fornero e con essa i danni che ha creato a mercato del lavoro e welfare.
Penso alla vicenda degli esodati del commercio che, grazie a un tempestivo intervento di Fipac e Confesercenti è stata limitata, ma ancora alla quotidiana impossibilità per i pensionati di accedere a beni e servizi.
La politica, il Governo dunque hanno l’obbligo di garantire più diritti ai pensionati. Per questa ragione è necessario un graduale adeguamento dei trattamenti minimi di pensioni e l’innalzamento della “no tax area”, uno strumento necessario per ridare un po’ di ossigeno ai pensionati che vivono con meno di mille euro al mese, sarebbe auspicabile anche una detrazione delle imposte per anziani con redditi bassi e che spesso hanno perso il coniuge e vivono soli, nonché una indicizzazione delle pensioni legata ai consumi. Certamente, un buon punto di partenza potrebbe essere quello di garantire un bonus necessario per integrare le pensioni e un sostegno che non escluda neanche i lavoratori autonomi.
Ripartire in Italia per cambiare l’Europa. E’ questo il filo conduttore che oggi racchiude i nostri lavori ed è attraverso la voce dei tanti pensionati che rappresentiamo, che questo cambiamento può partire da Roma fino a Bruxelles.
Presidenza nazionale Fipac Confesercenti 21 maggio 2014
Auditorium “Antonio Nori”, via Nazionale 60 Roma

