Buongiorno colleghe, colleghi, ospiti autorevoli.
Fare un incontro di questo tenore a Reggio Calabria è per me un piacere, ma rappresenta anche sicuramente un momento di straordinaria importanza per la nostra organizzazione.
La Calabria è la seconda regione del Sud dove il gioco miete vittime. Con il 55 per cento di giocatori segue alla Campania che primeggia in tutto il Centro Sud con il 57 per cento. Questo dato ci porta anche a quella che è la nuova ordinanza comunale che dice “no al gioco d’azzardo notturno”. Una delle prime città del Mezzogiorno dove c’è stata un’azione così puntuale e necessaria. L’ordinanza, emessa dalla Commissione Straordinaria di Reggio Calabria obbligherà infatti le sale giochi cittadine ad abbassare la saracinesca alle 22. E anche i bar e gli altri esercizi commerciali dotate delle “macchinette” saranno costrette a “staccare” allo stesso orario. Nell’ordinanza, la Commissione Straordinaria auspica che si diffonda la cultura della moderazione, anche attraverso il coinvolgimento di altri organi quali l’Asp, la Questura, l’Università, le Associazioni di settore, ma anche attraverso le categorie economiche del settore. Nel mirino finiscono quindi “Gratta & vinci”, scommesse online, scommesse sportive, oltre che, ovviamente le slot machine e altre apparecchiature che, in molti casi, diventano la rovina di uomini e donne. Questa scelta mette in discussione anche il ruolo che gli esercizi commerciali non interamente dedicati al gioco, dovranno tenere, e dunque porre fine al funzionamento delle apparecchiature esattamente allo stesso orario, le 22, riposizionando i congegni solo alle 10 del mattino seguente. Studi di settore, ma anche più o meno recenti atti giudiziari, dimostrano come il gioco d’azzardo e il business delle “macchinette” sia spesso appannaggio (anche al nord) della criminalità organizzata. Tema centrale dell’incontro, il fenomeno devastante del gioco d’azzardo in Calabria e in Italia. Una febbre che continua a diffondersi coinvolgendo milioni di persone, tra cui tantissimi anziani già finiti nel vortice della ludopatia. Per questa ragione, come Fipac abbiamo voluto dedicare un apposito dossier sul fenomeno. Uno studio che ha messo in luce il dramma vissuto da molti over 65.
Secondo uno studio che abbiamo realizzato di recente, si stima, che 1.700.000 over 65 sono giocatori, di questi però bisogna distinguere tra problematici e patologici. I primi, rappresentano circa 1.200.000 della popolazione anziana giocatrice, mentre i casi di giocatori d’azzardo patologici sono circa 500 mila. Complessivamente, gli anziani giocano 5,5 miliardi di euro, circa 3200 euro l’anno e 266 euro al mese. Questo dato medio oscilla tra i 100 euro spesi da i giocatori anziani non patologici e i 400 di chi è ormai è malato. Tutto questo produce sofferenza, difficoltà di relazione anche all’interno della famiglia, litigi e vulnerabilità, fino al suicidio. C’è poi un identikit del giocatore. Un forte senso di solitudine è la base che accomuna tutti i giocatori. Molti sono separati, divorziati o vedovi. Le giocatrici sono mediamente in possesso della licenza di scuola media inferiore, se impiegate rivestono un ruolo di dirigente e hanno un contratto a tempo indeterminato, mentre se lavoratrici autonome sono imprenditrici. La ludopatìa è ormai un fenomeno altamente diffuso nel nostro paese. Le vittime non si contano più, sia in termini economici che di effetti sulla vita quotidiana. E’ indubbio che la crisi sia una delle cause principali che hanno portato alla crescita di questo fenomeno. Inoltre, il gioco d’azzardo rappresenta spesso un vero e proprio indotto per le mafie. Non bastano solo truffe, racket, usura. Le nuove frontiere della criminalità organizzata guardano al settore dei giochi e dello sport, ovviamente senza abbandonare le forme classiche di business mafioso. Il gioco criminale si è ormai fatto impresa. Infatti, se in passato i Monopoli di Stato avevano il compito di controllare e, quando necessario, reprimere il gioco d’azzardo, dopo la trasformazione in una sorta di azienda autonoma ha identificato l’obiettivo, divenuto ormai, quello di promuovere il gioco a scopo di lucro in un mercato in espansione che si aggira intorno ai 90 miliardi di euro.
Per evitare che i numeri di pensionati e giocatori malati di gioco crescano, un primo passo potrebbe essere che le organizzazioni e le istituzioni riescano a collaborare per fare una buona prevenzione verso quei clienti che mostrano di essere inclini alla patologia. Certamente non è il gioco in sé che va criminalizzato, anzi, noi crediamo al contrario che sia necessario ridare al gioco il suo aspetto ludico. Allo stesso tempo però, è indispensabile dare incentivi, o sgravi fiscali, ai pubblici esercizi che hanno fatto la scelta, prima di tutto etica, di non tenere nel proprio locale slot machine, o qualsiasi altro “gioco d’azzardo”. Questo potrebbe essere un modo iniziale per evitare che si generi l’effetto “criminalizzazione” che porterebbe a danni altrettanto gravi.
Fipac Confesercenti, si è già fatta promotrice di una campagna contro la ludopatìa e per il gioco sano, continuiamo con il promuovere l’iniziativa calabrese ad altri territori che non l’hanno ancora adottata, e al Governo di destinare una parte dei 50 milioni di euro previsti nella Legge di Stabilità per contrastare questo fenomeno, anche a volontariato e associazioni di categoria e creare sportelli a sostegno degli anziani vittime del gioco.
Questo è solo un punto di partenza, Fipac è in prima linea nel contrasto e per la prevenzione della ludopatìa.

